Il Pranayama

l'arte orientale del respiro per riscoprire la gioia e la forza che sono dentro di noiposizioni per ampliare il respiro e tonificare il diaframma
preparazione mentale ed energetica - meditazione
esercizi e tecniche di rilassamento per mantenere in efficienza il cuore, per convalescenza e gravidanza, per la digestione, la scioltezza delle articolazioni, la sessualità ecc.

di Stefania Redini De Vecchi Editore
 

Per valutare che cosa significhi il respiro, consideriamo il semplice fatto che tutti noi entriamo in questa vita, in questo piano della manifestazione creatrice, con un'inspirazione, e lo lasciamo con un'espirazione.
Fra questi due momenti, si dipana la nostra esistenza, in cui ogni attimo è accompagnato e segnato dal respiro.
Ogni respiro sottolinea il nostro stato d'animo:
se siamo in preda a forti emozioni, il respiro lo rivela; se siamo tranquilli, profondamente e interiormente distesi, il respiro fluisce con la silenziosa potenza di un fiume placido.
Il ritmo del respiro muta con il mutare dei nostri pensieri, e quindi delle nostre emozioni. Certo, anche altri ritmi si modificano: i movimenti viscerali, e, più percepibile fra tutti i nostri moti interni, quello del cuore.
Ma il respiro ha una particolarità che non è condivisa dalle altre funzioni vegetative (che hanno il compito di sostenere i processi vitali): può, in qualunque momento, essere posto sotto il controllo della volontà, cioè della mente.
Ecco dunque il suo ruolo privilegiato: è la chiave di accesso tra la parte viscerale, emotiva, profonda (inconscio) e la parte volitiva, cerebrale, conscia.
Così, se i movimenti della mente e delle emozioni influenzano il nostro respiro, ugualmente, agendo sul respiro e modificandolo, possiamo influenzare il nostro stato mentale ed emotivo.
Per citare ricerche moderne al riguardo, la relativamente recente scuola francese di Kinesiterapia, o Medicina Manuale, ha da tempo sottolineato la grande frequenza di "frenospasmo" (contrazione e alterazione del diaframma, principale muscolo respiratorio) nei pazienti ansiosi.Ma non esiste solamente questo aspetto.
Curiosamente, non è mai abbastanza valutata l'importanza vitale di una buona respirazione nella situazione energetica dell'individuo.
Eppure tutti sappiamo che possiamo resistere anche un paio di mesi senza mangiare (esistono prove documentate di digiuni terapeutici di quarantacinque giorni e oltre), alcuni giomi senza bere, ma solo pochissimi minuti senza respirare.Gli antichi yogi erano tuttavia ben consapevoli che dietro il processo visibile della vita (il respiro) vi è un processo invisibile, un'attività che, su un piano più sottile, regge tutta la manifestazione più materiale.
Definirono questa attività non visibile "Prana". Il Prana non è l'aria. Come dice André Van Lysebeth, celebre yogi occidentale (i suoi libri sono tradotti anche in India), "il Prana è della stessa natura del fulmine", volendo con questo fornire semplicemente un'immagine comprensibile a chi, come noi, ha bisogno degli occhi per vedere e vuole capire solo attraverso ciò che gli occhi possono captare.
Conoscere il proprio respiro, saperlo regolare, evita anzitutto la dispersione del Prana, e ci consente inoltre di catturarne di più, al fine di mantenere le nostre batterie sempre cariche.
Più oltre, l'avventura del Pranayama ci porta verso i nostri luoghi nascosti, i recessi profondi del nostro essere, per farci scoprire ciò che abbiamo dimenticato: la gioia, la forza, la luce sono sempre presenti in noi, nella silenziosa attesa di essere, semplicemente, ritrovate.

Buona pratica!